Diptyque: la passione fatta storia

C’era una volta a Parigi un luogo insolito, al 34 di boulevard Saint Germain. Entrando in questo bazar bisognava prestare attenzione, camminare in punta di piedi fra i giocattoli e gli animali in legno intagliato sparsi fra le poltrone in tweed.

Senza lasciarsi distrarre dalle pareti vestite a motivi optical alternate alle accese stampe floreali dal sapore beat, mentre in sottofondo un’eccentrica quanto stonata Signora americana massacrava il Flauto Magico di Mozart, l’occhio andava sulle introvabili colonie inglesi schierate lungo gli scaffali oppure sulle candele profumate con l’etichetta ovale che diventeranno iconiche.

C’era una volta Diptyque.
Nonostante il nome possa suggerire un duo, la storia di Diptyque inizia nel 1961 dall’amicizia di tre eclettici artisti: la designer di tessuti Christiane Montadre-Gautrot, il pittore Desmond Knox-Leet e lo scenografo Yves Couesland.

Uniti dall’amore per la raffinatezza che mischia il lusso austero del dopoguerra all’opulenza sontuosa degli anni ’60, tracceranno con il loro “cabinet de curiosité” fra carte decorate, ricordi di viaggio, incensi e ispirazioni botaniche uno stile nuovo che mischia estro ed artigianalità.

“Eravamo artisti. Non eravamo guidati dal denaro o dall’ambizione, ma piuttosto dalla passione, dall’immaginazione, dalla creatività e dal desiderio di fare qualcosa con grande coerenza” racconterà Christiane dei primi anni.

Oltre ai semplici curiosi, molte celebrità sono passate nei decenni dalla boutique Diptyque per i loro “mai più senza”: la candela Feu de Bois per Jane Birkin, un flacone di L’Ombre dans l’Eau per Catherine Deneuve mentre il Kaiser della moda Karl Lagerfeld prediligeva le candele speziate come il classico Pomander mentre per Jeanne Moreau il conturbante L’Autre. Naturalmente la lista degli “amis de la Maison” è lunghissima e non mancano amicizie più recenti come Emma Watson o la Duchessa del Sussex Meghan Markle.

Ma quali sono i codici inconfondibili dello stile Diptyque?
Le stoffe sono state il fondamento dell’universo creativo di Diptyque. Desmond Knox-Leet e Christiane Montadre-Gautrot venivano da quel mondo e una boutique tutta loro gli garantì piena libertà espressiva.

Grazie al sodalizio con piccoli produttori, riuscirono ad offrire tessuti di altissima qualità con un prezzo ragionevole. Naturalmente l’estetica era contemporanea e geometricamente sparsa come si può vedere da Prétorien di Desmond (1963) e Basile di Christiane (1963), che già sfruttano l’ovale come elemento decorativo.

Fonte di ispirazione potevano essere l’antica Grecia, i mosaici delle domus romane o ancora passione comune per la botanica e i giardini oppure i viaggi in luoghi più esotici come il Tonkino dov’era cresciuto Yves Coueslant.

La fascinazione per il segno grafico era così forte che soffiando sulle etichette delle prime candele, scompose le lettere dei nomi in una specie di rebus da decifrare, racchiuse nell’ormai celebre ovale.

Dal rebus all’incantesimo il passo è breve e non dobbiamo meravigliarci che il carattere scelto da Desmond per Diptyque fosse figlio delle rune celtiche, evocativo di antichi guerrieri e boschi incantati.

Semplice e inconfondibile nel contrasto sobrio del bianco e nero, il logo della boutique non passò inosservato e così non tardarono ad arrivare le commissioni per i grandi dell’architettura e dell’arte come Andrée Putman.

Un immaginario racchiuso nel segno stilizzato ed elegante, eppure così potente di esperienze artistiche, contaminazioni e riferimenti culturali non poteva certo esaurirsi con la scomparsa dei suoi fondatori. Palpita nelle hit storiche del marchio come le candele Choisya o Cannelle, o nelle profumazioni feticcio come L’essence de John Galliano e Philosykos, ma soprattutto continua oggi in creazioni fuori dagli schemi come la verdissima Eau de Lierre, la ruggine rosea Ôponé e l’eleganza bohèmienne di Tempo.

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