Soul to soul con Michele Marin

Quella che voglio raccontarvi è una storia essenziale, fatta di parole schiette come quelle che la giovinezza suggerisce, senza malizie. Parole semplici che vengono dall’anima e, proprio per quello, vestono a pennello ogni sentimento della vita quotidiana: Soul Couture.

Per raccontarvi al meglio le fragranze di questo progetto tutto italiano, vi lascio un po’ di suspence ed inizio a presentarvi Michele Marin, parfumeur-maison di Soul Couture. Ho conosciuto Michele a Firenze, sua città d’adozione, un decennio fa e da allora ho avuto il piacere di sentire svariate sue creazioni e vederlo crescere professionalmente.

Mi ha fatto molto piacere quindi quando Michele ha accettato di raccontarsi rispondendo alle mie domande.

Grazie mille Michele per la tua disponibilità innanzitutto. Ricordavo quando ci siamo incontrati la prima volta un decennio fa e tu presentavi uno dei tuoi primi progetti, delle belle candele profumate.

Quando hai capito che l’olfatto era importante per te?

Grazie a te Ermano che mi permetti di raccontare il mio percorso. Diciamo che sin da adolescente ho avuto interesse e passione per i profumi. Anche solo per il fascino che avevano alcune fragranze, come ad esempio Jardin de Bagattelle che hanno segnato la mia crescita emotiva di ragazzo di provincia che si preparava a crescere anche grazie e attraverso gli odori.

Quale è stato il tuo percorso formativo? So che hai avuto esperienze importanti nel teatro.

La danza prima ed il teatro poi sono stati assolutamente formativi e determinanti per lo sviluppo nella mia passione per le fragranze. Il mondo teatrale è stata fonte di personaggi e profumi tanto straordinari quanto insoliti.

Cosa ti hanno lasciato queste esperienze di cui ancora oggi fai tesoro?

Come ti dicevo Ermano, profumi e odori intensi, o se vogliamo in alcuni casi “afrori”, in palcoscenico, sono indissolubilmente legati. Essere immersi nel mondo musicale e di parola mi ha arricchito tantissimo. Se pensi che, lavorare per alcune opere con il Maestro Zeffirelli, come assistente alla regia, grazie a Marco Gandini, mi ha insegnato a sondare e approfondire emotivamente le sfaccettature non solo di un personaggio o di una storia ma anche di rappresentarne l’ambiente, gli spazi e le soffitte fino ad arrivare all’intimità olfattiva segreta di una eroina tragica o di un sovrano.
Sia da appassionato che lavorando per un grande distributore di fragranze avrai avuto modo di conoscere molte fragranze immagino.

Quali sono le tre che ti sono rimaste nel cuore e perché?

Domanda assai complicata per chi ama i profumi, ci provo ma so già che provo un senso di tradimento per quelle che escludo, e sono davvero molte. Ovviamente mi riferisco a creazioni nelle loro versioni storiche di queste fragranze non a come sono adesso.

Guarda facciamo un gioco: lancio tre dadi, escono loro, ma se rilancio, ne escono altre tre.

Et Voilà: O’Fresia – Timbuktu – Rose Poivree…
L’autre – Rien – Fumerie Turque…
Dzing – Sables – Vetiver Extraordinaire… e potremmo continuare con altri lanci.
Lo studio di materie prime è una continua ricerca per un profumiere.

Quali sono quelle che più ti ispirano e che senti più rappresentative del tuo stile?

In questi anni continuando a sperimentare ed approfondire, anche attraverso l’affiancamento di un Naso che mi ha aiutato nella costruzione della formula, devo dire che le materie prime che mi appassionano continuano a cambiare. Nell’ultimo anno decisamente la Rosa, essenza e assoluta, ma anche, e molto, l’iris; e poi, per la la linea di Soul Couture, mi sono lasciato affascinare dalle spezie verdi e fresche.

A proposito, sono curioso: come è nata la collaborazione con Soul Couture?

L’incontro con Davide Mattei è stato molto stimolante: il fatto di propormi la creazione di una collezione di sei eau de parfum è stato davvero molto entusiasmante. Mi ha permesso di esplorare molti aspetti sia creativi e ovviamente emotivi per rappresentare diverse emozioni attraverso il concetto di “profumi dell’anima”. Un viaggio sartoriale unico e di cui non vedo l’ora di affrontare nuovi sviluppi.
Sei abiti su misura che esprimanono una filosofia comune quindi.

Come hai affrontato questa sfida creativa per raccontare le “trame dell’anima”?

Con Davide abbiamo fatto una bella ricerca emotiva per parlare di sacralità, passione, amicizia, eterna forza dei sogni. Dopo un periodo di un anno ho fatto delle proposte su quello che ci siamo raccontati, ed è così che attraverso l’eleganza di materie prime di alta qualità ho cercato di ritagliare e cucire profumi che fossero raffinati, dai tagli puliti, sartorialmente fluidi nella loro essenza. Indossabili da tutti. Un progetto unico per la mia crescita olfattiva.

E infine, come dev’essere un profumo per poter “vestire un’emozione”?

In parte, come ti ho già detto, la sfida è stata raccontare in un profumo la giovinezza, come in “Gender Ginger” oppure le notti folli tra amici in “Weekend PostModerno” ma anche la devozione verso se stessi come sacralità in “Votum”.

La creazione di un profumo, per me, deve essere una evoluzione, un cambiamento che avverti sulla tua pelle e che ti accompagna. Non importa se da mattina a sera, non importa se poi sfuma in un qualcosa che si plasma con la nostra pelle o un tessuto, l’importante è che vesta un tuo stato d’animo. Un tuo modo di essere: unico e personale. Vestire un’emozione con un profumo è parlare di se stessi attraverso il profumo che indossi. Per me questo è creare.

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