Dies Aurorae. Incenso e miele in onore di Sant’Agata

“4 Febbraio. Catania è immersa in una cupa caligine carica di gelo.

Sono le tre del mattino e il babbo mi strappa dal sonno scuotendomi forte, perché oggi è un giorno speciale: per la prima volta mi accompagnerà alla Messa dell’Aurora in onore di Sant’Agata, la vergine martire che da secoli stende il suo velo a proteggere la città.

Usciamo nel freddo che ingoia i nostri respiri un po’ ansanti, la mano che stringe quella del babbo è calda, ma l’altra si rattrappisce nel ghiaccio di una notte ancora fonda.

Arriviamo nei pressi del duomo, attendendo la vara in un’atmosfera di tensione quasi spasmodica, tra le grida dei fedeli che acclamano la “Santuzza”.

Le mura della chiesa trasudano umidità, che si condensa in gocce gelide, mentre l’odore grasso della cera d’api che lucida i banchi antichi si intreccia con quello delle pesanti nubi di incenso.

Dal basso della mia piccola statura scorgo il busto della Santa, ricco di ineffabile bellezza, innalzato sopra il fercolo portato a spalla da uomini vestiti del saccu bianco.

Un capogiro: mi stringo al babbo, e la mano libera si infila nel tiepido nido della tasca, dove incontra i dolci della festa che mi ha dato la mamma.

Qualche olivetta al pistacchio e qualche pezzo di torrone alle mandorle mi rincuorano in quell’atmosfera che rasenta la frenesia.

Gli occhi sgranati per non perdere nessun movimento del corteo, mastico i dolci con un vigore insolito, mentre la processione avanza ondeggiando e i fedeli sembrano in preda ad una sorta di esaltazione

Nel naso si forma uno strano e gradevole miscuglio di incenso, mandorle e pistacchio abbrustolito.

Guardo il babbo, che mi sta sorridendo: ho varcato la soglia. Ora sono un uomo, un citatino.”

Antonio Alessandria racconta così la ricorrenza religiosa sentitissima a Catania, da cui è nata l’idea di realizzare Dies Auroræ, la sua nona creazione presentata a Fragranze 17.

Come di consueto, con il suo garbo d’altri tempi, Antonio scosta il sipario su uno scorcio della sua Sicilia, calando nel flacone smerigliato, che in Dies Auroræ si colora di verde oliva, un jus in bilico tra la sacralità della liturgia e il gusto goloso e profano delle olivette al pistacchio e del torrone.

Dies Auroræ sublima in una scia liquida le sensazioni che lo stesso autore, bambino, provò la prima volta alla Messa dell’Aurora, che si celebra il 4 febbraio in onore di Sant’Agata, al culmine dei festeggiamenti in onore della santa.

Il bambino che assiste con gli occhi larghi alla mareggiante processione dei cannalori, gli uomini vestiti di bianco che portano i ceri che precedono la vara, viene investito dal fumo delle sacre resine che riassumono in sé l’archetipo della mistica, il sottile e potente filo etereo che collega l’uomo a Dio.

Dies Auroræ ha un esordio aromatico, con gocce di elemi che brillano fredde in apertura come gemme luminose pervadendo le note di testa di richiami ascetici.

Questa sostanza giallo/bruna, il cui odore richiama quello dell’olìbano, sembra possa donare la capacità di aprirsi alle esperienze mistiche, oltre a quella di indurre un profondo senso di pace interiore.

Le gocce dorate si accompagnano alle note boscose e robuste di nocciola e a quelle dei pistacchi siciliani tostati, arricchendo la fragranza di una nuance golosa che ne riscalda il tono ieratico del debutto.

É nel cuore, tuttavia, ricolmo di miele ambrato e di sentori grassi di cera d’api, che la nuova creazione di Antonio Alessandria spicca il volo tra evanescenti sfilacci di incensi preziosi.

Il calore e il gusto rassicurante dei dolcetti al pistacchio e il dolce-amaro corposo impasto di miele e mandorle, riempiono la bocca e il naso di un sentire odoroso complesso e strano, pieno di contrasti, che tuttavia rassicura quel bambino, allentando la sua tensione e donandogli un senso di pace e appagamento.

La parabola odorosa di Dies Auroræ si conclude sulle note decise dei legni di cedro e sandalo, che si soffermano a dialogare con la morbidezza della vaniglia.

I cristalli di fava tonka accordano all’insieme una sfumatura cipriata, mentre inesorabilmente la fragranza viene racchiusa nelle superbe spire del patchouli.

Morbide note muschiate completano l’insieme che si configura come un innovativo accordo di incenso gourmand.

Il flacone signature di vetro satinato della collezione di Antonio Alessandria si tinge di verde intenso, e riporta, come gli altri, il nome della fragranza su una targhetta in ottone, inciso a sbalzo.

La fragranza è declinata in: eau de parfum, nei formati da 50 ml e 100 ml.

Piramide olfattiva:
Note di testa: elemi, pistacchio, nocciola, caramello
Note di cuore: miele, incenso, cera d’api
Note di fondo: legno di cedro, patchouli, sandalo, fava tonka, note muschiate.

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